Politiche Sociali e Osservatorio

 
 

 Ufficio Politiche Sociali 

"La stessa attività propriamente politica non può far a meno dei fedeli laici: competente, responsabile e coerente, nel rispetto del valore della persona umana e dei principi fondamentali di libertà e solidarietà, nella ricerca del bene comune" (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 61).

Qual'é allora il ruolo che le comunità cristiane possono esercitare in relazione alle tendenze prevalenti nell'ambito delle politiche sociali ?

Occorre anzitutto porsi in atteggiamento di osservazione critica e puntuale delle dinamiche in atte e che possono riassumersi nelle linee di un disegno di progressivo decentramento di poteri e funzioni istituzionali, nel senso di una più larga partecipazione degli attori del sistema (con particolare riguardo all'aria del no-profit e dell'associazionismo) e nel senso infine di una differenziazione quantitativa e qualitativa dei servizi sociali offerti. 

In questo scenario le attitudini di osservazioni di comunità cristiane vanno compiutamente esercitate in almeno due direzioni.

verificare la rispondenza delle risposte delle istituzioni nei confronti delle persone e delle famiglie, delle leggi e delle scelte politiche;

comparare l'impostazione delle leggi e delle scelte politiche ai valori fondamentali della Costituzione della nostra Repubblica e alla sintonia con l'insegnamento sociale della Chiesa.

Ciò comporta una capacità di ricognizione sul territorio che è in gran parte da costruire e, soprattutto, un'indipendenza di valutazione sulla qualità delle politiche sociali praticate sul territorio stesso e poi messe a confronto con i dati rilevati dall'attività dei servizi sociali e degli strumenti pastorali (centri di ascolto e osservatori) promossi dalla Chiesa ed in particolare dalla Caritas Diocesana e da quelle parrocchiali.

In questo spirito due direttrici sembrano obbligate: da un lato scoraggiare e combattere ogni speculazione in materia di attività politico-sociali, quand'anche venisse da entità prossime al mondo cattolico; dall'altro alimentare un grande processo di partecipazione civile diffondendo la coscienza che le politiche sociali non sono "un affare per tecnici" ma la sostanza stessa di una convivenza civile orientata a realizzare il massimo bene umano possibile, attraverso un'adeguata comunicazione e sensibilizzazione sul servizio che si svolge e acquisendo capacità e competenze.

Finalità  della  Caritas è  la promozione della   testimonianza della carità “ in  forme consone  ai   tempi e  ai  bisogni ” ( art. 1 dello Statuto ).  La  fedeltà  a questo dettato esige  che  anche le Commissioni Caritas parrocchiali  siano  in  grado  di  verificare la reale incidenza dell’ azione  non solo delle caritas stesse, ma primariamente delle    istituzioni preposte ai servizi alla persona  dai  servizi  sociali  all’assistenza  sanitaria ), acquisendo competenza e capacità di intervento nei confronti delle strutture pubbliche, operando sia un azione di collaborazione che di profezia in ordine alla giustizia sociale. Ma è altrettanto urgente che la rete di quanti sul territorio operano nella solidarietà si rafforzi. E’ ineludibile che le nostre Caritas maturino un’attenzione permanente alle politiche sociali, ciò comporta capacità di lettura condivisa delle esigenze e programmazione delle strategie da perseguire.

Così pure c’è da rafforzare l’attitudine a relazionarsi con gli organismi pubblici, che non sarà mai da intendersi a carattere privato, ma azione che si compie in nome della Chiesa, parrocchiale e diocesana.

In tale spirito e finalità nasce il Coordinamento delle Politiche sociali. E’ bene che a tale coordinamento partecipi un rappresentante per ogni Caritas parrocchiale, la ove non è possibile è opportuno che vi sia un rappresentante di più caritas, magari all’interno dello stesso comune.

 

 

Responsabile del Coordinamento è la dott.sa Maria Pia Deplano.

 

 Per Informazioni 

Rivolgersi a:

Caritas diocesana Gaeta - Ufficio politiche sociali tel. 0771 4530222

 

 Osservatorio diocesano risorse e povertà 

Ogni seria organizzazione pastorale in ambito territoriale che voglia essere anche una risposta alle reali e concrete esigenze delle persone, a partire dalle più svantaggiate, deve partire dalla conoscenza del territorio. In particolare questo bisogno fondamentale di conoscenza dovrebbe essere duplice e complementare: conoscere i bisogni e le forme e di povertà, sia quelle visibili che quelle più nascoste, e conoscere quelle risorse disponibili all'interno e all'esterno della comunità diocesana e parrocchiale, che si ritengono più utili per poter alleviare tali problematiche.

L'Osservatorio delle Povertà, che si sta attivando anche nella nostra chiesa diocesana, porterà alla formulazione della mappa delle risorse, formali ed informali, che potranno così venire incontro alle esigenze della persona o di una famiglia in situazione di disagio.

E' facile comprendere, allora, come il compito dell'attività dell'osservatorio ruoterà intorno a tre parole chiave:

Osservare. Scopo primario dell'osservare è la rilevazione sistematica delle situazioni di povertà, di disagio, di emarginazione presenti sul territorio, delle loro dinamiche di sviluppo e delle loro possibili evoluzioni e interconnessioni rispetto alle realtà sociali, economiche, culturali, demografiche e politiche. Inoltre, tale attività deve verificare e approfondire l'utilizzo delle risorse (formali e informali) a stimolare eventuali proposte di intervento, tenendo presente la legislazione sociale esistente, quella in fase di elaborazione e il territorio di riferimento dal punto di vista sociale, economico culturale e demografico.

Comunicare. Osservare le povertà nella dimensione locale può essere pensata come un'attività che non solo crea informazione, ma che è anche in grado di interpretarla, di rielaborarla e di divulgarla. In questo senso, i dati raccolti nel corso delle attività di osservazione vanno comunicati e diffusi sul territorio, allo scopo di sensibilizzare e di promuovere una maggiore consapevolezza dell'opinione pubblica e della comunità ecclesiale

Coinvolgere. Nelle varie fasi del lavoro di osservazione, uno degli scopi da perseguire è quello di coinvolgere la comunità ecclesiale e civile nel processo di ricerca sui problemi sociali e sulle possibili soluzioni. In quest'ambito si dovrebbe favorire la messa in rete delle diverse realtà territoriali impegnate nei servizi alla persona e favorire, inoltre, la partecipazione alle attività di osservazione anche di persone rappresentative della comunità locale.

Pertanto nel corso dell'anno si avrà la sperimentazione degli osservatori parrocchiali grazie all'aiuto  ed all'accompagnamento del Laboratorio diocesano Caritas parrocchiali,  che ha posto tra i suoi obiettivi l'osservatorio dei bisogni e delle povertà in ciascuna parrocchia.

I dati raccolti nell'anno pastorale 2001-2002, in una prima fase di osservazione del territorio diocesano